13.11.2025

Inchiesta “sciabolata”, Villotti non è più ai domiciliari. Manda un comunicato e attacca

FILE APERTURA TG ore 19

Andrea Villotti, l’ex presidente di Patrimonio spa, coinvolto nell’inchiesta “Sciabolata” della procura di Trento per il suo ruolo nella tentata e mancata vendita dell’hotel imperial di Levico, è in libertà. Gli arresti domiciliari sono stati revocati e ora ha un obbligo di firma tre volte la settimana. Ma il noto esperto di comunicazione politica, che ha preparato molte campagne elettorali negli anni, coglie l’occasione dell’ottenuta libertà per mandare un messaggio forte. Innanzitutto perché sono due settimane che non è più ai domiciliari e ha notato come non vi sia stata alcuna notizia di stampa nel frattempo, quasi a dire che i media danno ampia eco alle notizie d’accusa e basta. Poi aggiunge: “Dopo 5 mesi e 25 giorni trascorsi agli arresti domiciliari, rispetto ad un massimo di 6 mesi previsti dalla legge nel mio caso in assenza di processi e condanne, sono altrettanto consapevole di come la notizia possa non avere la stessa rilevanza ed è quindi a questo proposito che mi permetto di portare a vostra conoscenza come quanto é avvenuto nei miei confronti, sebbene rappresenti probabilmente un unicum in Trentino, non lo sia purtroppo nel nostro Paese”.
Villotti ricorda che in Italia è prevista la detenzione in carcere o ai domiciliari di persone in totale assenza non solo di condanne, ma anche di processi che ne avvallino le accuse. E che sono ben 18mila le persone detenute così, senza condanna, e che 12 mila di queste 18mila vengono poi prosciolte. Villotti aggiunge che ciò, oltre a comportare un grave danno per le persone colpite, porta anche a enormi spese pubbliche (circa 50 milioni l’anno) per i risarcimenti alle migliaia di innocenti. E – dal tono – sembra una premessa per dire che se ne uscirà pulito, come certamente ritiene, si iscriverà al lungo elenco di chi chiede risarcimento.