28.04.2026

Non voleva dipendenti comunisti o gay: chef stellato condannato per discriminazione a Trento

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Niente comunisti, meglio se non propensi alle rivendicazioni sindacali e senza problemi di orientamento sessuale. Questo era l’identikit perfetto di chi poteva lavorare nella squadra del noto noto chef Paolo Cappuccio in un importante hotel di Madonna di Campiglio. Lo chef aveva pubblicato proprio in questi termini sui social l’annuncio che avrebbe dovuto tenere alla larga i “fancazzisti”, come li etichettava l’autore del post. Ma il testo dello chef stellato, e le successive interviste sui media nazionali in cui rimarcava la propria idea, sono state definite discriminatorie dal Tribunale di Trento. La sentenza chiude così il ricorso presentato dalla Cgil del Trentino: Cappuccio viene condannato per “il carattere discriminatorio” delle sue dichiarazioni, per le quali dovrà risarcire al sindacato di Via Muredei una somma pari a 6mila euro, più le spese legali. Il Tribunale ha stabilito, inoltre, che la sentenza dovrà essere pubblicata su un giornale nazionale. Cappuccio, peraltro, dopo alcuni mesi aveva chiesto pubblicamente scusa, in un’intervista, ribadendo che non aveva mai scelto i dipendenti in base alle idee politiche.