“Intimidazioni” e “pressioni con modalità silenti”. Depositate le motivazioni della cassazione che a febbraio ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli otto imputati condannati nell’ambito del processo Perfido, sulla gestione di stampo mafioso di alcune cave di porfido in Val di Cembra. Dall’inchiesta è emerso che la locale della ‘ndrangheta si appoggiava a un commercialista per eludere la legge. Tra le motivazioni dell’inammissibilità dei ricorsi sancita nello scorso febbraio dalla Corte Suprema, anche i rapporti con politici e carabinieri. Nelle 42 pagine di motivazioni si parla di pressione criminale, contegno omertoso, forza intimidatoria, ma anche condotte estorsive nei confronti dei lavoratori e modalità silenti da parte degli otto imputati. Le pene raggiungono un totale di 75 anni 6 mesi e 20 giorni.
06.05.2026



